Autostima

La forza della gentilezza verso se stessi: oltre l'autostima con la self-compassion

Pubblicato il 16 luglio 2026 · 3 min di lettura

Oltre l'autostima: il potere della gentilezza interiore

Spesso, per affrontare le sfide quotidiane e superare i momenti di difficoltà, siamo portati a fare affidamento esclusivamente sulla ricerca di un'elevata autostima. Tuttavia, basare il proprio benessere solo sull'autostima può rivelarsi una trappola: essa dipende strettamente dai nostri successi, dalle nostre prestazioni e dal costante confronto con gli altri. Quando falliamo o non ci sentiamo all'altezza, l'autocritica rischia di prendere il sopravvento, lasciandoci fragili e insoddisfatti.

Esiste però un approccio alternativo, orientato all'accettazione e alla cura di sé, noto come self-compassion (o compassione verso se stessi). Questa prospettiva, che trae origine dalle antiche tradizioni orientali ma che ha trovato una solida conferma nella ricerca psicologica moderna, suggerisce un modo radicalmente diverso di relazionarsi alle proprie fragilità. Invece di giudicarci severamente per i nostri errori, la self-compassion ci invita a trattarci con la stessa cura, empatia e comprensione che riserveremmo a un caro amico in difficoltà.

I tre pilastri per coltivare la self-compassion

La moderna ricerca scientifica ha identificato tre componenti fondamentali che costituiscono la pratica della compassione verso se stessi. Comprendere e allenare questi elementi permette di trasformare progressivamente il dialogo interiore da punitivo a supportivo.

  • La gentilezza verso se stessi: Significa sostituire il giudizio aspro e l'autocritica distruttiva con un atteggiamento comprensivo. Nei momenti in cui le cose non vanno come desiderato, non si tratta di scusare ogni comportamento per sfuggire alle responsabilità, ma di riconoscere il proprio impegno e offrirsi consolazione, ammettendo che l'errore fa parte del percorso di crescita.
  • Il senso di umanità condivisa: Spesso, quando viviamo una sofferenza o un fallimento, proviamo una profonda sensazione di isolamento, come se fossimo gli unici a sbagliare. Riconoscere l'umanità condivisa significa ricordare che l'imperfezione e il dolore non sono anomalie personali, ma esperienze universali che accomunano ogni essere umano.
  • La mindfulness (o presenza consapevole): Per poter accogliere le nostre difficoltà, dobbiamo prima di tutto essere consapevoli di ciò che stiamo provando. La mindfulness ci insegna a osservare i nostri pensieri e le nostre emozioni difficili con curiosità e senza giudizio, evitando sia di reprimerli sia di lasciarcene completamente travolgere.

Praticare l'accettazione nella vita quotidiana

Integrare la self-compassion nella vita di tutti i giorni non richiede stravolgimenti, ma piccoli e costanti cambiamenti nel modo in cui ci rivolgiamo a noi stessi. Nei momenti di forte stress, possiamo iniziare a fare una pausa consapevole, respirare profondamente e riformulare il nostro discorso interno.

Sostituire espressioni dure come "non ne combino mai una giusta" con frasi più tolleranti e realistiche, come "è stato un momento difficile, ma sto facendo del mio meglio", può fare una grande differenza a livello emotivo. Coltivare questo atteggiamento ci protegge dall'ansia da prestazione e dal perfezionismo clinico, offrendoci una base stabile di sicurezza interiore che non dipende dal giudizio esterno, ma dalla nostra innata capacità di accoglierci per ciò che siamo.

Fonte : stateofmind.it

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